martedì 24 maggio 2016

di Irene Paganucci

Io non me le dimentico, le spalle:
di te che aspetti me
che ancora non mi vedi;
e stavano: di spalle:
sporgenti spicchi d’aglio, involontari specchi
di un arrivo (il mio), di un qualche epilogo
previsto (che si muore:
per esperienza): soccombere, darsi
per vinti, lasciare il posto alle mani,
agli occhi, al naso, all’arbitrio
del caso.

(da Di questo legno storto che sono io, Marco Saya Edizioni)


Irene Paganucci è nata il 27 ottobre 1988 a Castelnuovo di Garfagnana (LU). Vive a Lucca e si è laureata a Pisa in Sociologia e politiche sociali. Ha pubblicato la raccolta di poesia Di questo legno storto che sono io (Marco Saya Edizioni, 2013), segnalata come opera d’esordio al concorso nazionale di poesia e narrativa “Guido Gozzano”. Alcuni suoi componimenti sono apparsi su riviste web e cartacee, come “L’Unità”, “Versante Ripido”, “La Balena Bianca”, “Atelier”, “L’EstroVerso”, “Leggendaria”. Nell’antologia "Pisa" e le sue voci (Carmignani Editrice, 2014) è presente un suo commento critico sul poeta Dino Campana. Ha scritto lo spettacolo teatrale “Signore perbene – Viaggio nella poesia italiana al femminile”, curato dal Gruppo Teatro 4e48. Ha vinto l’edizione 2016 del Premio Rimini.

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