martedì 13 settembre 2011

NEL NERO PROFONDO di Mariella Soldo (Arduino Sacco Editore) - Recensione di Federica Volpe



"Mi piace pensare questo scritto come un antiromanzo, ossia un testo che con il suo linguaggio frammentario viene prima del romanzo, lo precede nei pensieri e nella forma, come un baco innocente che aspetta la pienezza delle sue ali".
Così comincia la nota dell'autrice posta al fondo del testo Nel nero profondo. La definizione data da Mariella Soldo sembra corrispondere maggiormente al termine anteromanzo. Ma l'autrice non ha bisogno di specificare davanti a se stessa e davanti al lettore arrivato alla nota le motivazioni di quell'ante che diviene anti, che sono intuitive poiché entrinseche e naturalmente radicate nel testo.
Il testo, infatti, si presenta in prosa, ma non ha le caratteristiche di razionalità, ordine e coerenza che spesso la prosa si trova ad avere. E' un testo la cui protagonista è la parola, e la parola ha un valore supremo. I personaggi stessi si confondono con la parola, poiché essa non è sfondo ma materia, fino al punto che non solo quasi non si riesce a distinguere un personaggio da un altro, ma anche il personaggio dalla parola di cui è composto.
“Che differenza c’è fra poesia e prosa?” “La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ci mette un bel po’.”, scrisse Charles Bukowski. Pertendo da questa sintetica ma veritiera definizione, si può dire che la sfida che Mariella Soldo ha combattuto sulla carta consiste nel tentare di fare inchinare la prosa alla magia della poesia, andando alla ricerca del momento primitivo in cui le due ancora si corrispondevano.
Se è vero che la poesia sta in tutte le cose, è vero anche che essa giace sul fondo della prosa, e l'autrice ha tentato di ripescare il nocciolo vivo di una storia che appare agli occhi del lettore quasi incomprensibile. La stessa Soldo definisce questo testo "un pugno nello stomaco", proprio perchè esso colpisce senza dare la possibilità di dare forma a ciò che ha colpito, ma solo di percepirne la forza. Questo testo è come un'anima vagante e pura, che non vorrebbe conoscere la corruzione dell'ordine e della ragione. Non è atto, ma potenza pura.
Questo scritto parla di poesia, di poesia che è dolore, arma, spirito, carne, salvezza, perdizione, vita, morte. E' un testo che è a sua volta poesia e "La poesia è sporca di tutto ciò che non si può dire". Per questo vuole essere un colpo in pieno cuore, senza che la ragione possa conoscere e vagliare i modi e le ragioni di quello schiaffo.
Fondamentale è la nota a fondo del libro dell'autrice, la quale consente di tirare le somme di un testo difficile e sperimentale, di capirne la trama sopita e solo intuita inconsciamente da chi legge, come la soluzione che arriva in fondo ad un giallo di cui si era solo intuito l'intrigo. Mariella Soldo propone un romanzo così come viene concepito ancora in boccio dal senno del suo autore, fortissimo seppure appena tratteggiato.
Credo che la chiave di lettura del testo sia nascosta proprio nella parola, nel testo stesso: "Non sforzatevi di tradurre l'arte, non sforzatevi". E allora non bisogna sforzarsi, leggendo questo antiromanzo, di tradurre l'arte, solo bisogna farsi trasportare da una corrente che solo i sensi possono percepire, senza che la ragione possa fare nulla, come in un incubo o in un delirio. Come nel nero profondo.


F.V.

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