sabato 2 aprile 2011

LETTERA APERTA AI CARATESI & SONETTO - Federica Volpe

Cari,
Sicuramente affrontiamo ogni giorno problemi più importanti di questo, e allora la questione sembrerà ai più futile od oziosa.
Ma proprio poiché essa, anche se una piccola questione, sarebbe facilmente risolvibile senza complicazione alcuna, non vedo perchè non preoccuparsene, per poi lasciare ogni spazio alle altre mille questioni che paiono più concrete e vitali.
Per l'amore viscerale che ho per il mio (per il nostro!) paese, per l'appartenenza che sento ogni volta che io vi ritorni, o che io vi rimanga, proprio per tutto questo io ritengo la questione un nodo importante da sciogliere insieme.
Carate Brianza è come il mio corpo, ogni via le mie vene, la Villa Cusani il cuore che mi pulsa dentro senza sosta.
Essa, costruzione Seicentesca appartenente al comune, ha splendide mura di quest'epoca a corrergli intorno e a definirne i confini. Queste mura, splendide quanto antiche, rischiano il crollo.
Il comune vorrebbe abbatterle, per ricostruirle in cemento. Per la sicurezza e la salvaguardia dei cittadini prima che della bellezza, se non ci fossero altre soluzioni, acconsentirei immediatamente a tale perdita.
Ma un'altra opzione c'è, invece, e più economica di quella che prevede l'abbattimento del muro e la ricostruzione di esso in inespressivo cemento.
L'altra opzione parla di rispetto per la cultura, per la storia, per gli stessi cittadini che amano il parco e la sua vita misteriosa e suadente.
E allora vi chiedo, perché non risolvere una piccola questione con il minor dispendio e la massima soddifazione?
A voi questo sonetto che poco sa dire dell'immenso amore che mi lega a questo parco, questo parco che è poesia in ogni foglia, in ogni sasso, in ogni passante.



Guardate il parco: quel viso preciso:
il ciglio e i capelli che di verdura
son tessuti; tracciata la natura
da tratti per il passo che il sorriso

sembrano essere o imitare; le guance
il prato curvo; l'occhio lungo e teso
la biblioteca; all'orecchio è appeso
lo scivolo coi bimbi. Giù le lance:

questo contorno del viso la storia
dei passanti, degli amori sa, lento
sguardo che possiede gli avi e la gloria.

Guardate il parco: il muro del Seicento
chiude in ogni sasso una sua memoria.
Con che sguardo ci toccherà il cemento?



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