domenica 13 febbraio 2011

NOVANTANOVE ANNI CON ANTONIA POZZI (e accenno a lamentele)

Il 13 febbraio del 1912 (novantanove anni fa) nasceva a Milano Antonia Pozzi.
Giovane intellettuale timida e silenziosa, eppure frizzante e colma di vita e acutezza, è passata su questo mondo quasi inosservata, lasciandoci troppo presto, donandoci però tutta se stessa.
E noi siamo così poco riconoscenti, così ciechi.
Accenno ora (ma mi occuperò meglio della questione e più approfonditamente in un giorno che non sia festoso quanto questo)alla poca attenzione che il Comune di Milano ha posto nei confronti della poetessa: in via Mascheroni, dove ella ha vissuto tutta la sua breve esistenza e dove mi sono recentemente recata, non vi è di Antonia la minima traccia, la minima segnalazione.
Ma è giusto mostrare i frutti del suo amore, del suo dolore e della sua ricerca, mostrare quanto sia importante il suo essere venuta a bussare alle porte del mondo quel 13 febbraio.
La celebro, per il poco che posso, con qualche estratto dai Diari e dalle Lettere, nonché, ovviamente, con qualche poesia.


E’ passato anche questo Natale. […] giorno dunque di festa, ma, come ogni altra data singolarmente importante e solenne, giorno di rimpianto per quelli passati.
Sentimento strano, ingiusto per me, che sono ancora quasi bambina, che dovrei guardare solo all’avvenire, fiduciosa, serena! Forse gli anni scorsi sentivo così; quest’anno, invece, no; è diverso, non so perché. Ho paura, e non so di che: non di quello che mi viene incontro, no, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra già attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granellini sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia. Forse è perché quella rimasta in me è particolarmente lieta, forse perché, se pure alcunché di doloroso o di violento è passato nella mia vita tranquilla, io ho vissuto questa vita intensamente godendo quasi della mia stessa sofferenza, esultante per la gioia di poter vivere dentro di me, di sentirmi dentro, chiusa come in uno scrigno, un’anima, un’anima palpitante, ridente, nostalgica, appassionata; è forse per questa piena di sentimenti, per cui una giornata soffro e godo ciò che apparentemente si può godere e soffrire in tutta un’esistenza, che rimpiango il passato, che adoro il presente, che non considero l’avvenire; perché sono contenta di essere io, con i miei difetti e le mie poche virtù, perché non so se in avvenire potrò ancora essere così. (Natale 1926, scritto scolastico).




Sventatezza

Ricordo un pomeriggio di settembre,
sul Montello. Io, ancora una bambina,
col trecciolino smilzo ed un prurito
di pazze corse su per le ginocchia.
Mio padre, rannicchiato dentro un andito
scavato in un rialzo del terreno,
mi additava attraverso una fessura
il Piave e le colline; mi parlava
della guerra, di sé, dei suoi soldati.
Nell'ombra, l'erba gelida e affilata
mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
le radici succhiavan forse ancora
qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
dal desiderio di scattare fuori,
nell'invadente sole, per raccogliere
un pugnetto di more da una siepe.

Milano, 22 maggio 1929




Grido

Non avere un Dio
non avere una tomba
non avere nulla di fermo
ma solo cose vive che sfuggono -
essere senza ieri
essere senza domani
ed acciecarsi nel nulla –
- aiuto –
per la miseria
che non ha fine –

10 febbraio 1932



La vita

Alle soglie d'autunno
in un tramonto
muto

scopri l'onda del tempo
e la tua resa
segreta

come di ramo in ramo
leggero
un cadere d'uccelli
cui le ali non reggono più.

18 agosto 1935




Sorelle, a voi non dispiace...

Sorelle, a voi non dispiace
ch’io segua anche stasera
la vostra via?
Così dolce è passare
senza parole
per le buie strade del mondo -
per le bianche strade dei vostri pensieri -
così dolce è sentirsi
una piccola ombra
in riva alla luce -
così dolce serrarsi
contro il cuore il silenzio
come la vita più fonda
solo ascoltando le vostre anime andare -
solo rubando
con gli occhi fissi
l’anima delle cose -
Sorelle, se a voi non dispiace -
io seguirò ogni sera
la vostra via
pensando ad un cielo notturno
per cui due bianche stelle conducano
una stellina cieca
verso il grembo del mare.

Milano, 6 dicembre 1930





Pasturo, 13 Luglio 1929

ad Antonio Maria Cervi

Cervi caro,
voglio dedicare a lei questa prima sera che passo nel mio brutto, dolce paese. Che cosa è un ritorno? Una cosa che, per qualche ora, scioglie i groppi duri che separano l'oggi dall'ieri e fonde il passato e il presente con sicurezza fresca, dove il male non ha luogo.
La mia anima di oggi, la mia anima dell'anno passato, si sono ritrovate senz'urto e restano ancora abbracciate, stasera, in questo mio studio strano, fatto di mobili vecchi, accattati un po' dappertutto; lo zoccolo di legno, l'armadio a muro, odoroso di pino, la finestra bassa e larga, il soffitto e le pareti irregolari gli danno l'aspetto di una baita alpestre.
È tanto lontano dalle altre stanze, che non vi giunge nessun rumore della casa.
Solo, dal giardino, dei brusii monotoni: oggi, nell'afa pomeridiana, era il ronzio delle api sui tigli fioriti; ora, è l'indolenza di una pioggerellina abulica.
Qualche ora fa, quando sono entrata, l'odore caratteristico di queste pareti mi ha investito e contorto il cuore come uno strappo brusco di redini…
Da questo tavolo, l'anno scorso, non ho mai pensato a Dio.
Quest'anno ci penserò. A Carnisio, ho tanto studiato: con calma, senza affanno. Sono contenta. Sono anche abbastanza buona. Prima di venire a scriverle, ho sonato le Fontane di Roma, per levigarmi l'anima.
E' terribile essere una donna, ed avere diciassette anni.
Dentro non si ha che un pazzo desiderio di donarsi.
Ha ragione lei di dire che le donne non valgono niente.
Noi vediamo prima, ma i nostri occhi si chiudono anche prima. Scorgiamo le vette, ma, se qualcuna vi arriva, è perché ha in sé molto di virile.
Non è avvilente, Cervi, sentirsi più purificati per effetto della musica che per effetto della propria volontà? E' quello che capita a me, stasera. Eppure, non dispero. Dall'anno scorso, ho camminato un pochino. Camminerò ancora.
Lo crede?
Con tanto affetto,
la sua Antonia Pozzi

1 commento: