Scopi e scoppi:

Questo mio blog è nato, all'inizio, perché fosse per me casa e accogliesse quelli che ancora chiamo i miei versi.
Ho iniziato a ospitare gli altri, in questa mia casa, perché fossimo coinquilini della stessa terra, e ci sentissimo fratelli.
Oggi non mi sento che oste, e amo accogliere i viaggiatori, ospitarli, e nutrirli, e ristorarli, ascoltare le loro mille storie davanti al mio camino acceso.
Loro poi partono, io rimango per i nuovi viaggiatori.
Non voglio lasciare segno, perché sento oggi che il mio segno sporca e non produce.
Amo ospitare, e questo continuo a farlo, e forse un giorno mi ospiterò di nuovo, come rinato viaggiatore.

F.V.

venerdì 6 agosto 2010

FORSE IL CUORE - Di Salvatore Quasimodo

Sprofonderà l'odore acre dei tigli
nella notte di pioggia. Sarà vano
il tempo della gioia, la sua furia,
...quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l'indolenza,
il ricordo d'un gesto, d'una sillaba,
ma come d'un volo lento d'uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta: forse
un'ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un'acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore...




Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968) fu un poeta italiano, e vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1959.

2 commenti:

  1. Grande poeta Quasimodo. Mi piace molto.
    Ciao Fede!
    Adriano

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  2. Ciao Adriano! Grandissimo Quasy, mi sono innamorata alla follia! :)

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IL COMPLICE


Mi crocifiggono e io devo essere la croce e i chiodi.

Mi tendono il calice e io devo essere la cicuta.

Mi ingannano e io devo essere la menzogna.

Mi bruciano e io devo essere l'inferno.

Devo lodare e ringraziare ogni istante del tempo.

Il mio nutrimento son tutte le cose.

Il peso preciso dell'universo, l'umiliazione, il giubilo.

Devo giustificare ciò che ferisce.

Non importa la mia fortuna o la mia sventura.

Sono il poeta.





JORGE LUIS BORGES