mercoledì 30 giugno 2010

STANZE - di Giulia Sarli

Perchè sei salita con me, in quella stanza,
in quella puzza di sessualità appiccicata alle pareti?
Perchè, io tra le loro braccia, hai voluto guardare?
Mi hai detto che non è da timidi andare a puttane.
Ti ho risposto
che nulla è meno coraggioso di pagare per l'amore.
O forse è un coraggio strano, diverso,
il coraggio della disperazione.
Non erano straniere, loro.
Avevano l'accento forte delle nostre terre.
Hai voluto guardare. Aggiungerti ai sospiri.
A quella rabbia che è come un'ombra cucita ai piedi.
Nella stanza buia dei peccatori
con il nostro viso puro e imbarazzato
tra quelle lingue senza calore
nell'erotismo dell'infrazione.
E poi, nella sera, scivolare via in silenzio,
per un'altra stanza, ben pagata e accomodata,
con tè e arance sul tavolo
e una coperta a fiori.

1 commento:

  1. molto forte, immagine di una trasgressione che è più della mente che del corpo, in quel "guardare" ciò che è al limite della disperazione, in una sfida che alla fine riporta tutto a comode stanze, profumate d'arance e di tè, lontane dalla "puzza di sessualità" appiccicata alle pareti; mi ricorda una splendida canzone anni Settanta di Herbert Pagani, cantata anche da Ornella Vanoni "Albergo a ore". Brava Giulia
    Francesca Varagona

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