mercoledì 30 giugno 2010

STANZE - di Giulia Sarli

Perchè sei salita con me, in quella stanza,
in quella puzza di sessualità appiccicata alle pareti?
Perchè, io tra le loro braccia, hai voluto guardare?
Mi hai detto che non è da timidi andare a puttane.
Ti ho risposto
che nulla è meno coraggioso di pagare per l'amore.
O forse è un coraggio strano, diverso,
il coraggio della disperazione.
Non erano straniere, loro.
Avevano l'accento forte delle nostre terre.
Hai voluto guardare. Aggiungerti ai sospiri.
A quella rabbia che è come un'ombra cucita ai piedi.
Nella stanza buia dei peccatori
con il nostro viso puro e imbarazzato
tra quelle lingue senza calore
nell'erotismo dell'infrazione.
E poi, nella sera, scivolare via in silenzio,
per un'altra stanza, ben pagata e accomodata,
con tè e arance sul tavolo
e una coperta a fiori.

mercoledì 23 giugno 2010

DENTE DI LEONE - di Patrick Deeley - traduzione di Chiara De Luca

Il più lungo produce una radice di due metri;
il più corto a stento una coda rinsecchita. Piota
e vanga, dove starei andando?

Non fuori con i convitati stanotte.
Il bouquet di ristorante avrà da fare,
alitato da quattro porte in basso.

E questo prato, illuminato di denti di leone.
I loro gambi mi colano latte amaro sulla pelle;
nulla danno se non danno

tutto—il fazzoletto nascosto
si levano in gruppi. E io, facendo leva su di loro
tra viluppi d’erba con accorto

garbo, mi crogiolavo dentro il pensiero
che in un tempo antecedente li amavo.
Allora pareva esserci spazio, abbondanza

in distese di fiori selvatici, ma queste
erano ancora erbe—mi misero
in ginocchio, maledissi l’agricoltura, la grande oscurità

calò, il mondo solcato da ruote, che si adattava
finché non scordai e fui scordato,
mi trovai solo, e seppi che era naturale.




in anteprima una poesia da "Le ossa della creazione", di
Patrick
Deeley, in uscita nella collana Snáthaid Mhór- poesia
irlandese
contemporanea (Edizioni Kolibris)



testo originale:

DANDELIONS

The longest yields a three-foot root;
the shortest squeaks a snaggy tail. Sod
and spade, where would I be going?

Not out with the diners tonight.
The bouquet of restaurant will have to do,
breeze-borne from four doors down.

And this lawn, lit with dandelions.
Their stalks break bitter milk on my skin;
they give nothing unless they give

everything—the withheld scrap
comes up in clusters. And I, levering them
through mats of grass with meticulous

gentleness, lull myself into believing
I loved them in an earlier time.
There seemed to be room then, abundance

of wildflower places, but these
were weeds still—they brought me
to my knees, I cursed tillage, the big darkness

fell, the world wheeled by, suiting itself
until I forgot and was forgotten,
and grew alone, and knew this was natural.

martedì 22 giugno 2010

"NON SIAMO CATTIVE... E' CHE CI DISEGNANO COSI'" Sesta puntata



Partecipazione speciale di: LA MINU!!!
La Minuzza, detta la Minu, è la vespa special 50 di Chiara De Luca, superamata dalla sua padrona.
La Minu è un vero e proprio topos della produzione di Chiara De Luca.
Essa appare in un romanzo, "La mina (stra)vagante", ed in un testo dialogico, "Duetti".
La Minu è, insomma, strumento necessario di dialogo e arte. Un vero e proprio idolo :)


Per info, il suo sito:
http://www.chiaradeluca.com/La_Mina_%28stra%29vagante.htm

lunedì 21 giugno 2010

TESTAMENTO - di Chiara De Luca

Mentre aprile nasce io vi lascio
le spoglie di quel che fu soltanto
frammento dei chi che avrei potuto
si deve qui colmare tutto il tempo
fino all’orlo più alto e traboccarlo;
perché non tornano gli anni rubati
da quella che per me li ha vissuti

Vi lascio le sue mani di cartapesta
fruscianti a ogni stretta concessa
vi lascio la sua pelle di trine sottile
fremente al minimo tocco gentile
il suo silenzioso scusarsi per tutti
gli assolti delitti commessi da altri
la stoffa dei suoi miti giorni perduti
da pagliaccio docilmente indossati
per stracciarli al circo delle stagioni

ma non prima di lasciarvi in rima

il mare di quei disossati perdoni
delle dolci e scarnite assoluzioni
degli arresi e atterriti abbandoni

il breve cenno nel voltarsi di una mano
riportando in poesia le ali di un gabbiano




da "Il sentore della gioia", inedito

domenica 20 giugno 2010

"NON SIAMO CATTIVE... E' CHE CI DISEGNANO COSI'" Quinta puntata - IL CHIASMO




Il chiasmo o chiasma (letteralmente dal greco "struttura a croce di chi greca") è la figura retorica in cui si crea un incrocio immaginario tra due coppie di parole, in versi o in prosa, con uno schema sintattico di AB,BA

La disposizione contrapposta delle parole può essere raffigurata mediante la lettera greca \boldsymbol{\chi} ("chi") dell'alfabeto greco, corrispondente a "ch" aspirata, da cui origina il termine "chiasmo".

giovedì 17 giugno 2010

"NON SIAMO CATTIVE... E' CHE CI DISEGNANO COSI'" Terza puntata

ESTETICO ANESTETICO - di Barbara Bracci

Nella fabbrica dei secondi,
chiodi senza glassa,
e delle ore, bulloni,
vuoti di melassa,
mi fermo per la pausa.

Nero clandestino
Pago oro il mio respiro
Col più amaro dei caffè.



Barbara Bracci è nata nella primavera dell''83 nelle campagne umbre, dove ancora vive. Ha pubblicato una silloge, "Libra", e partecipa a numerose antologie poetiche di premi letterari. Collabora con il forum "Scrittori d'Italia" e col sito letterario "La Biblioteca d'oro". E' membro dell'associazione Lingua in Corso, che ha lo scopo di diffondere la lingua e cultura italiane nel mondo.

martedì 15 giugno 2010

"NON SIAMO CATTIVE... E' CHE CI DISEGNANO COSI'" Seconda puntata

LA NIENTE SCRIVENTE - di Fernando Antonio Buccelli (o anche Antonio Bux :) )

Non so cosa scrivere.
E allora scrivo niente.
Niente che scrive me.
E non sappiamo chi scrive
cosa legge, chi.
Io scrivo con niente,
di cosa, non so.
Chi legge?
La mente o
la niente scrivente?
Leggermente piange
chi tace e non sente.



Fernando Antonio Buccelli nasce a Foggia il 16 ottobre del 1982.
Dopo aver terminato gli studi di maturità, all’età di vent’anni inizia a coltivare esperienze di vita e lavorative nella propria città natale e al di fuori di essa, soprattutto a Firenze, dove trascorre un intenso periodo, per poi espatriare in seguito all’estero.
Difatti va a risiedere in Spagna, a Barcellona, dove passa questi ultimi anni.

lunedì 14 giugno 2010

Di Nazim Hikmet

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra
mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
quando si dorme si perdono le mani e i piedi
io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno

durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio
del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza non era legata
alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.

durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.






Nazım Hikmet Ran (Salonicco, 20 novembre 1902– Mosca, 3 giugno 1963) è stato un poeta turco, naturalizzato polacco.

domenica 13 giugno 2010

"NON SIAMO CATTIVE... E' CHE CI DISEGNANO COSi'" Prima Puntata


Personaggi:
FEDERICA VOLPE, la scema sottoscritta;
CHIARA DE LUCA, la sua cara amica che ci si è trovata dentro per forza

sabato 12 giugno 2010

Presentazione del 10/06/2010 al Parini di Seregno

COSTRUZIONI - di Francesca Varagona (FV come me, importante amica che mi ha aiutato ad aprirmi al mondo)

Strampalata, dissestata
vita, s'accorge
fuggire dalle intenzioni

costruite, prendere
imponderabili vie
lontane dalle decisioni;

incanalata, forzata
erompe dalle razionali
scelte e come acqua

di impetuoso ruscello
varca i suoi schemi
disegnati. Vita

voluta, ti dipani
in sviluppi indesiderati.

L'attesa resta
immemore del tempo.

venerdì 11 giugno 2010

La presentazione di "Lembi" del 10/06/2010 all'istituto Parini (Seregno)


Da sinistra: Guido Garlati, preside dell'istituto e attore; Stefania Sangalli, insegnante di lettere;
Giovanna Salatino, insegnante di latino; Federica Volpe, autrice (che poi sarei io... ).

Si ringraziano i partecipanti e soprattutto coloro i quali hanno permesso che questa presentazione prendesse vita.

mercoledì 9 giugno 2010

LA SIGNORA DELL'ULTIMA VOLTA - di Vivian Lamarque


L'ultima volta che la vide
non sapeva che era l'ultima volta che la vedeva.
Perché?
Perché queste cose non si sanno mai.
Allora non fu gentile quell'ultima volta?
Sì, ma non a sufficienza
per l'eternità.




Vivian Lamarque è nata a Tesero (Trento) nel 1946. A nove mesi cambiò città e famiglia, a quattro anni perse il secondo padre, a dieci scoprì di avere due madri e scrisse le prime poesie. Dall'età di nove mesi vive a Milano, dove ha insegnato per molti anni. Ha lavorato come insegnante e tradotto Valéry, Baudelaire, Prévert, La Fontaine, Céline, Grimm e Wilde. Fa parte della Giuria Nazionale di Diaristica. Su Sette, inserto settimanale del Corriere della Sera, ha tenuto la rubrica Gentilmente, raccolta poi in volume da Rizzoli. La sua attività artistica è assai poliedrica: la sua prima raccolta poetica, Teresino, ha vinto nel 1980 il Premio Viareggio Opera Prima. Ha pubblicato poi Il Signore d'oro, Il Signore degli spaventati e Poesie dando del Lei. Del 1996 è Una quieta polvere. È autrice di 15 libri di fiabe e ha vinto il Premio Rodari (1997) e il Premio Andersen (2000). Ha una figlia e una nipote.

lunedì 7 giugno 2010

IL PRIMO POETA RIMATORE DELLA STORIA - di Federica Volpe e consorte

PORRAJMOS (DIVORAMENTO) - di Daniela Cattani Rusich

Calavano come sipari
sui templi consacrati agli dei
e la regola scuciva il lenzuolo
dei fantasmi abbigliati a festa...


Insito è il male nella natura
la libertà è un vizio capitale
la fantasia, il vagabondaggio
ledono i perni del sistema.

Siamo zingari e abbiamo le ali
scorre la vita nei nostri capelli
brucia l’inferno sotto la terra
l’inverno gela nel vostro cuore.


Di bastardi non ne vogliamo
la razza va salvaguardata
cuciamo la morte sull’uniforme
abbiamo ghiacciai al posto degli occhi.

E allora dimmi, soldato, dimmi
perchè sollevi la mia sottana?
Perchè mi frughi tra i vestiti
spingendo lame dentro ai miei sogni?


Insito è il male nella natura
la fantasia è un reato grave
leccami il seme con la lingua
potrai cantare ancora alle stelle.

Ma dal tuo ventre, dalla tua bocca
non usciranno più suoni né vita
mi pregherai in ginocchio di prenderti
e allora forse ti lascerò andare.

Noi siamo zingari con le ali
l’anima non puoi portarcela via
scioglierà il sangue la ferita
correrà il pianto sulla tua cintura.

E figlia mia sarà la notte
avrò il tuo destino legato alle trecce
sputerò a terra i nostri peccati
e da lontano maledirò il tuo nome.



È tremendamente difficile trattare un argomento come quello degli olocausti, in questo caso quello da parte nazista nei confronti dei Rom e dei Sinti (Porrajmos), di cui - al contrario del genocidio ebraico - si sa pochissimo. Difficile capire e ancor più giudicare.
Questi versi sono solo frutto di fantasia, seppure liberamente ispirati a una vicenda terribile. Le donne zingare venivano sterilizzate con metodi atroci, cavie per esperimenti assurdi, che erano praticati anche sui neonati. Nessuno ne parla nei libri di storia, perché questi popoli hanno sempre vissuto - com’è noto - ai margini della società. E molte altre cose non vengono scritte...

Il senso comunque è universale perchè la vita, la morte, la libertà lo sono.



*danj

(da "Rendimi l'anima" - Edigiò edizioni)






Daniela nasce per caso a Milano da madre greca e padre friulano. Il suo sangue misto pullula anche dei geni turchi della nonna, di quelli slavi del nonno e di quelli armeni dei bisnonni. In lei convivono aspetti e culture diversissime.
La sua prima silloge “Rendimi l’anima”- Edigiò, è arrivata terza al concorso nazionale “Poetando” della Albus e finalista a quello della Montedit nel 2008.
Nel 2009 si concretizza anche l’esperienza di “Malta Femmina”: un romanzo corale pubblicato con Zona editrice e scritto da quindici autrici di tutta Italia, al quale ha partecipato nel ruolo della zingara Kali.
Daniela è pubblicista, insegnante, segue la biblioteca e il sito d’Istituto. Fa parte della redazione del sito Poetika.it, collabora con Onirica Edizioni in veste di editor e direttore creativo.
“Segreta”, pubblicata da Onirica Edizioni, è la sua seconda silloge.

domenica 6 giugno 2010

LEOPARDI è MIO MARITO - di Federica Volpe


quando una persona non sa disegnare ma ha tanto tempo da perdere e un cervello bacato



BALLATA DELLA POESIA (FEMMINILE) INCIVILE - di CHIARA DE LUCA

Forse potrei anche mettere il naso
fuori dai confini del quartiere
perseguire il top della mia poesia civile
non tradire l'impronta femminile
consentire al critico di catalogare
dare la misura, soppesare
l'impatto sopra la coscienza del lettore
denunciare come un tempo la tragedia del precario
essere alla moda, sensibile, poeta
sociale, in giambi e anapesti cantare
oltremodo bardica il dolore della strada
cercare di finire almeno su un giornale
in radio, in televisione maledire
il marcio sociale l’ingiustizia editoriale
piangere imprecare gridare lamentare
chi non è grande neppure nel male
eppure i più continuano a votare
è che non ho avuto il privilegio
d'incontrare live tanto indomito attivismo
e fervido interesse ai destini dell'umano
pagando salati i miei conti e quelli d'altri
negli anni bruciati dalla lotta già sconfitta
a fare da illuso portavoce kamikaze
mentre dileguavano in sordina
ex fiancheggiatori bei discorsi
compagni grandi amici e ideali
fino a scoprire sorridendo come
soltanto nel buio nascano le ali
e unilaterale sia ogni altra direzione
alla stessa porta chiusa e umiliazione
come tutta ce la siamo meritata
quest'italietta vile e marchettara
dove resto soltanto per il sole
cantando quel che posso toccare
sudandomi ogni giorno il pane altrove.

da "Il sentore della gioia"

www.chiaradeluca.com

mercoledì 2 giugno 2010

Lembi di Federica Volpe




Finalmente "Lembi" è arrivato!
Il figlioccio primogenito
di Federica Volpe è
acquistabile su

www.oniricaedizioni.it